il casone di Porta Castello

Al casone di porta castello abbiamo scelto di dedicare un approfondimento utilizzando l’interessantissimo studio dell’ architetto Maria Cristina Costa per le ragioni che lei stessa dice nell’ introduzione: l’edificio denominato "il Casone del baluardo di Porta Castello" rappresenta un episodio urbano di fondamentale importanza per la storia della città di Reggio, poiché dagli inizi del secolo XIII, è giunto ai nostri giorni. Le trasformazioni che nel tempo ha subito, sono tante e di tale incisività sul tessuto urbano, da renderlo un palinsesto storico più che esclusivamente architettonico, anche e in special modo per il ruolo di testimonianza di un passato le cui stratificazioni in quel punto, costituiscono una reale e consistente presenza fisica. Quindi nessun luogo come questo ci racconta le trasformazioni della città proprio nel punto in cui la Reggio dei canali ha uno dei suoi punti nevralgici. L’opera ci interessa però anche perché costituisce una testimonianza di come si debba procedere in uno studio preparatorio ad un restauro conservativo, come occorra una differenziazione di indagine che prenda in considerazione i vari aspetti del problema prima di passare a una qualsiasi proposta d'intervento. Per prima cosa infatti l’opera ci propone una sintesi storica dell'evoluzione urbana del baluardo di Porta Castello, ricostruendo la crescita urbana di un settore fondamentale per la storia della città: qui sorgeva la primitiva Porta Castello, entrava in città il canale Secchia, trovava origine tutta la rete di canali interna alle mura; qui fu costruito il guazzatoio della città e infine fu edificato uno dei bastioni cinquecenteschi a difesa della città. Segue una ricerca fondamentalmente fotografica della iconografia storica urbana che è di supporto visivo alla sezione precedente. Di questa ricerca iconografica che raccoglie gran parte delle principali immagini della zona di Porta Castello abbiamo riportato nel nostro studio le immagini più significative. Segue un'appendice storica dell'evoluzione architettonica del Casone attraverso la ricerca di notizie e dati del sorgere e dell'evolversi della costruzione, dall'aspetto duecentesco di porta merlata a quello di un edificio residenziale ottocentesco di pregio. Le foto ci mostrano queste diverse fasi. Solo dopo aver terminato la parte di studio storico, si può passare alla lettura storico-tipologica, per arrivare infine alla soluzione progettuale.
Dall’antica porta Castello all’edificio attuale.
La costruzione della vecchia Porta Castello, nucleo originale dell’attuale edificio, risale al 1226. Il Panciroli narra che allora fu chiuso al Crostolo l’adito della città, e calata nel canale, fuori Porta Castello, una chiavica a ritenere l’acqua. Dunque nell’anno 1226 veniva innalzata la porta e veniva creata la chiavica e la relativa botte di sottopassaggio alle nuove mura, per l’ingresso in città del canale di Secchia, che fuoriusciva nell’attuale via del Guazzatoio e scorreva lungo i portici orientali). La botte veniva a trovarsi direttamente a fianco se si osservavano gli allineamenti urbani.
La consistenza edilizia della porta antica
La porta consisteva in un torrione quadrangolare di m 12,30 x 9.50. Sul lato più lungo si apriva la porta a sesto acuto; la porta presentava il basamento, gli stipiti e l’arco in arenaria nella parte rivolta alla campagna, in cotto quello della città. Ancora nel 1917 il Balletti scrive “di Porta Castello si veggono ancora gli stipiti in arenaria inclusi nella facciata della casa detta il Casone in fondo a via Guazzatoio”. Ben presto tuttavia la porta venne chiusa sul quarto lato e trasformata in torre, a questa chiusura si deve forse anche la differenza di materiale tra i due archi, uno all’esterno (pietra arenaria) e uno all’interno della città (cotto). Al di sopra dell’arco, nella facciata su via Guazzatoio, doveva esistere un piano con un vano destinato alle sentinelle di porta mentre al di sopra vi era la probabile terrazza, coronata di merli, tipica delle costruzioni militari di quel genere. Addossate alla porta, gli anni successivi, furono costruite le mura duecentesche e tracce di quelle mura sono tuttora riconoscibili nel tratto di basamento in cotto e pietrame sulla sinistra della porta stessa. Le porte della città che erano affidate a due capitani e a delle scorte, subirono importanti trasformazioni all’inizio del 15° secolo con l’aggiunta della coperture a falde. Balletti fornisce informazioni sulla casa di Porta Castello e di San Pietro dove sono presenti il tronchio, il capitello e la culmigna. Tra il 1410-1414 mastro Matteo realizzò coperture a tetto al di sopra della merlatura; questa iniziativa influenzò molte città e l’architettura civile. Balletti afferma che questa copertura fu utilizzata anche a palazzo Fossa e nella torre del Bordello. Nel 1415-1416 Porta Castello venne ristrutturata da Giacomo da Crema e Antonio de Negris; questi lavori erano solo di rinforzo e quindi non intaccarono l’aspetto della porta. Sin dal momento dell’erezione delle porte era stata creata la carica del capitano, cioè un rinforzo sulla difesa delle porte in caso di eventi bellici e anche di controllo su uomini e mercanzie che ci passavano; la carica era riservata a personaggi con merito politico e artistico. Nel 1539 il capitano di porta Castello era Ludovico Terenzi della Torsia, questo incarico era importante perché la porta era ingresso del canale del Secchia che alimentava tutta la rete di canali della città. Nel sedicesimo secolo cambiarono le esigenze militari e si passò a fortificazioni come baluardi con terrapieno e creazioni di nuove porte. La nuova opera muraria portò all’interramento parziale della porta e alla parziale chiusura del passaggio poiché da un lato necessitava per il sostegno del terrapieno e dall’altra parte non serviva più per l’uso originario. Sul Bastione si accedeva a un terrapieno esterno, sul lato destro alloggiavano le soldatesche, questo posto era chiamato Casone con un termine militare. Il lavoro di costruzione del bastione portò alla necessità di prolungare l’antica botte che si trovava interrata nel terrapieno delle mura. Ma già alla metà del 17° le vicende storico-sociali portano ad un sottoutilizzo delle strutture murarie difensive e alla fine del secolo portano il comune a chiedere al Duca di poter dare in affitto il baluardo. Infatti nell’ anno 1689 il baluardo di Porta Castello era “goduto” dall’allora capitano di porta Alfonso Albertoni. Ma proprio in quell'anno le vicende dell’antica Porta Castello subivano una svolta fondamentale, svolta che diede origine all’utilizzo privato della struttura che la salvò dalle demolizioni ottocentesche.
L’ evoluzione architettonica del casone, nel contesto della trasformazione della città.
La città viene trasformata in senso classico, prima alla fine del ‘700 con i Bolognini e poi nel ‘800 con i Marchelli e i loro seguaci, soprattutto nelle facciate esterne.
Tipico il piano terreno a “bugna” o comunque “stilato” e gli angoli arricchiti di leggere paraste. Purtroppo però una indagine nell’archivio Marchelli non ha riportato ad alcun ritrovamento che documenti tale attribuzione. Per almeno un secolo i Marchelli monopolizzarono l’ideazione architettonica reggiana proprio con gli elementi sopra riportati che sono presenti nel “casone” al 1929 in quanto, nei successivi documenti, scompare il bugnato del piano terreno. Questa parte dello studio mette in evidenza la difficoltà di attribuzione dei singoli interventi ad un nome sicuro, in ogni caso va riconosciuto all’ autore dell’intervento di restauro una lungimiranza “critica” nel sottolineare l’antico volume della porta duecentesca. Ciò che fa collocare l’intervento ai primi anni del novecento, sono le lesene, in quanto le lesene riquadrate compaiono in alcuni edifici ora scomparsi (il vecchio edificio del frigorifero o un edificio in P.za S. Francesco o la prima stazione). In pratica, si conclude nello studio, si tratterebbe di un tardo intervento alla “marchelli”. Con l’intervento Strani la situazione tipologica è ormai definita sia da un punto di vista urbano che edilizio. Alcuni interventi da ricordare sono l’eliminazione delle chiavi di volta dell’arco ogivale o l’apertura di un garage che ha eliminato parte del medesimo. Ora la tipologia edilizia mantiene le solite caratteristiche tranne quella dei bassi servizi, prima scuderia-fienile oggi vani residenziali. L’edificio attuale dunque presenta una stratificazione e modificazioni storiche ben riconoscibili. Al piano terra prevalgono elementi duecenteschi mentre ai piani superiori prevale una lettura settecentesca. Questi interventi hanno però provocato cedimenti notevoli che hanno causato aperture e crepe, rivelando quanto sia complesso il restauro conservativo.
La proprietà del casone
Infatti in data 11 agosto 1698 con rogito Cignani, Bernardino Leoni e Agostino Mazzacani prestavano 300 ducati al Comune da spendere nel quartiere di Porta Castello, essi ebbero in cambio i due baluardi; tuttavia la proprietà rimase pubblica infatti nell’estimo delle case del 1717 non risulta censito. Per quasi un secolo e mezzo i baluardi rimasero nelle mani di “affittuari” e solo alla metà del 18° secolo, dopo molte vicende, il Comune chiese ed ottenne dal Duca il permesso di affittare i baluardi ai soli capitani delle porte. Alla fine del 18° secolo tale affitto fu trasformato in livello che, proprio per sua definizione (cessione di godimento perpetuo dietro pagamento di canone annuo), in seguito fu oggetto di veri e propri rogiti tra privati per la cessione di questo diritto. Tra gli anni 1786 e 1787 si procede in tutto il territorio ducale alla formazione del catasto attraverso le denuncie dei singoli proprietari. Come risulta dalla denuncia nell’anno 1786 erano livellari al comune i fratelli Ruffini, dunque dopo oltre un secolo continuava ad esistere il vincolo stabilito nel 1698. Ai Ruffini segue Ascanio Venturini che affitta l’edificio per tre anni 1787-1790. E’ in questo periodo che rimangono notizie di controversie tra il livellario e la Comunità: in questo periodo era venuto in uso tenere il mercato delle bestie sul terrapieno del bastione e nelle attigue via del Guazzatolo e dell’Asineria. Ricordiamo che al bastione si saliva attraverso il terrapieno posto alla destra del Casone. Dai documenti risulta una controversia tra il Comune e i fratelli Gabbi che nel 1790 divennero livellari. Dice il Balletti “Il Comune voleva che si rispettasse la servitù del pubblico mercato onde gli affittuari dovevano tener aperto il sito nei giorni di mercato”. Esiste poi una lettera che evidenzia la posizione dei Gabbi a proposito di tale pubblico mercato: i Gabbi non aprivano il baluardo nei giorni di mercato per questo sorsero petizioni degli anziani affinché si provedesse. Il livello nel 1790 passa ai fratelli Gabbi, questi riescono ad ottenere dalla Comunità di ridurre il fabbricato ad uso civile, aprendovi l’osteria del Casone. Difficile da stabilire gli effettivi lavori edili eseguiti dai Gabbi in mancanza di disegni che attestino una fase di trasformazione così importante. Non si riesce a stabilire se è a quell’intervento il primo ampliamento dell’edifici, infatti proprio per l’ampliamento, ha sempre più l’aspetto che lo ha fatto chiamare “il Casone”, per la notevole altezza dell’edificio. Il merito dell’ampliamento è sicuramente dei Gabbi. Dagli inizi del 19°secolo l’edificio appare allungato, con perdita della duecentesca forma di torrione quadrangolare. Ci fu poi la chiusura dell’arco ogivale per ricavare il piano del giardino, ciò che suscita perplessità è la differenza di quota tra i solai delle due parti. La causa di tale dislivello si ripercuote in facciata impedendo da un lato l’inserimento armonico dell’ampliamento, ma dall’altro salvaguarda l’antico volume della porta duecentesca. Probabilmente i lavori furono eseguiti in due momenti distinti, i Gabbi infatti, operando su di un immobile non di loro proprietà, ridussero i lavori al minimo, utilizzando tutto quanto della struttura esisteva. La distribuzione e la disposizione del vano scala è da aggiudicare a questi lavori e molto probabilmente è a questa trasformazione e all’ uso di locanda che va legata la decisione di trasferire in altro luogo il mercato dei suini. Nel 1797 iniziarono i lavori di atterramento della mura ed iniziano proprio con l’abbattimento del tratto tra S. Pietro e Porta Castello, per disporre un pubblico passaggio comodo, in realtà in seguito non verrà mai completamente realizzato. Sicuramente la locanda del Casone cessò di esistere. Infatti per almeno un decennio vi fu un continuo alternarsi di livellari che non giustificano il permanere della locanda. Del periodo livellario di Tosi rimane un interessantissimo disegno denominato ”pianta di una parte del Canale di Secchia dimostrante l ‘andamento di un canale da costruirsi per animare una ruota”. I dati planimetrici per una lettura del manufatto sono tutti essenziali, però dubitiamo che tale ruota venisse costruita.. La successiva notizia è dell’anno 1821 quando nella nuova numerazione delle case di Reggio risulta livellario del Casone e del bastione di porta Castello Landini Antonio cui è assegnato l’indirizzo di via del Casone 2… La accurata ricostruzione della proprietà fa pensare che vi siano state forme di subaffitto tipiche di una architettura “povera”; dall’ altro la presenza del civico 2 conferma l’esistenza di quel unico edificio situato nell’antiche mura. Il bastione di porta Castello rimane l’unica testimonianza delle fortificazioni cinquecentesche. Sin dal 1867 era iniziato l’abbattimento degli altri bastioni e tra il 1880 ed il 1900 sostituita all’antica cortina muraria. Ricordiamo che, proprio l’abbattimento dei bastioni porta alla riscoperta delle antiche porte duecentesche. A nulla valse l’intervento di uomini di cultura per evitarne la distruzione si salvò solo S. Croce. L'importanza dell'opera dello Strani è dimostrato anche dal fatto che, per decenni, nei successivi rogiti apparirà la dicitura "baluardo così detto del Casone Strani". A lui si deve sicuramente la costruzione del basso servizio tuttora esistente e poi ampliato, che possiamo supporre servisse da ripostiglio per gli attrezzi per la coltivazione del terrapieno (orto e frutteto) e forse scuderia. Infatti per la prima volta il Casone veniva acquistato da una importante famiglia che lo trasformava nella propria abitazione; fu data la concessione precaria dell'uso del terrapieno con facoltà di eseguire a proprie spese la sistemazione della rampa di ascesa al terrapieno stesso. Si tratta probabilmente di parte dell'attuale sistemazione. E' durante questa sistemazione che viene rimosso il terrapieno. Il rogito conferma l'uso livellario del bastione ma il Comune avoca a se la possibilità di revoca in qualsiasi momento qualora il Municipio deliberasse di procedere ad ulteriore sistemazione di quel tratto di mura della città.: "Il Municipio cede al Signor Professore Strani l'uso di tutta l'area pubblica. Il bastione appare destinato ad orto e frutteto e quindi non ancora trasformato in giardino. Infine è allo Strani che si deve la probabile costruzione del primo nucleo del futuro Castelletto, edificio posto tra il Casone e la nuova porta Castello. Rimangono dello stato del bastione Strani alcune immagini fotografiche che evidenziano quanto già detto per gli anni '20. Alla morte del professor Strani, avvenuta nell'anno 1914, ereditarono gli immobili i figli Giuseppe, Pietro, Adelaide e Teresa, che alienarono la proprietà alla Società Edilizia Cattolica Reggiana. Nello stesso anno (10 Giugno), a rogito Ferrari, tale società vendeva gli immobili e cedeva il livello sul bastione alle sorelle Verina e Maria Ferrari commercianti, le quali rivendevano dopo soli due anni sempre a rogito Ferrari, metà della casa al cavalier Giacomo Namias, marito di una nipote del Ferrari. Dalla relazione che accompagna tale divisione apprendiamo come il bastione fosse tutto coltivato per la maggior parte a frutteto e solo in parte a orto esludendo quasi totalmente una sistemazione a giardino e come esistesse una cisterna centrale per la raccolta delle acque piovane. Infatti tra il 1919 e il 1920 vi si conducono importanti lavori di "restauro" di cui rimangono, in archivio privato, i resoconti contabili che sommano ad oltre 75.000 lire. In data 15/7/26,il comune vende al cavalier Namias e a Ferrari Verina due appezzamenti di terreno che in tal modo diveniva definitivamente privato. Al Cavalier Namias venne anche ceduto il Castelletto e metà del bastione.

pagina precedente
inizio pagina
pagina successiva