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mulino
orizzontale descritto da E. Chiessi e sotto analogo schema di funzionamento |
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La ricostruzione ricavata
dallo studio di Chiessi ci fa vedere un mulino a ruota orizzontale: l’acqua
dalla gora veniva immessa con una caduta piuttosto forte sul “prillo”a
pale imprimendogli un moto rotatorio che si trasmetteva alla macina, costituita
da una grande pietra molare di granito o roccia vulcanica, a forma cilindrica
cava al centro, poggiante su una pietra esattamente uguale, ma fissa.
Il materiale da macinare cadeva dalla “tramoggia” nella cavità
centrale della macina dove per attrito radente tra le due macine veniva
schiacciato, per poi uscire attraverso apposita scanalature radiali incise
sulle due basi speculari. Il prodotto lavorato andava a cadere in una
cassetta di legno quadrangolare aderente alla contromacina e da qui si
raccoglieva manualmente in un cassone contiguo. La “molenda”
era la parte di farina che spettava al mugnaio, corrispondente, a seconda
delle zone, a 3 o 4 chili di farina per quintale di macinato. Impegnativa
era anche la manutenzione del mulino poiché le macine dovevano
trovarsi ad una giusta distanza e periodicamente andavano ribattute con
appositi strumenti perché avessero il giusto grado di ruvidezza,
maggiore al centro, minore all’esterno. Ogni 100 ore di lavorazione
le macine andavano rifatte.
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