c'era una volta....

.....una piccola ma industriosa città, la descrive il Chronicon regiense, così l'avrebbe rappresentata Ambrogio Lorenzetti o forse non proprio, infatti Reggio è una piccola città, non paragonabile a Siena, che il pittore prende ad ispirazione per rappresentare il buon governo, tuttavia non mancano edifici importanti come il duomo, il battistero e le altre chiese di cui si avvia la costruzione come S. Domenico, di cui parla Fra Salimbene de Adam. Il suo racconto è una bella testimonianza della tradizione di operosità reggiana. Reggio è anche cinta di mura e lo stesso Salimbene ricorda l'inizio dei lavori per la cinta muraria: "Nell'anno dell'incarnazione del Signore 1229 messer Nazzaro Ghirardini di Lucca fu podestà di Reggio e fece costruire il ponte e la porta Brenone; allora per la prima volta si cominciò a circondare con mura la città di Reggio, egli, infatti, fece alzare cento braccia di mura dalla detta porta verso nord, verso porta S. Stefano. Così gli altri successivi podestà ogni anno facevano costruire duecento braccia di mura finché tutta la città fu circondata, ma per l'eccessiva frequenza delle guerre qualche volta ci furono interruzioni nel costruire le mura. Messer Nazaro è scolpito in pietra, a cavallo, sulla porta della città di Reggio sorta per sua opera. I lavori si concluderanno nel 1314. Le mappe testimoniano le trasformazioni della città ed anche delle mura, di cui oggi resta solo un piccolo tratto ed alcune foto. Anch'esse, come i canali che attraversavano Reggio, scorrendo a cielo aperto sino al settecento, fanno parte della città che non c'è più, di cui si può solo trovare memoria documentaria. Appunto per ricostruire, almeno nella memoria, la città scomparsa abbiamo raccolto in questo lavoro la documentazione offerta da molti che prima di noi si sono occupati della storia reggiana. Un grazie particolare lo dobbiamo al prof. Fabrizio Anceschi ed alla prof. Aurelia Fresta che ci hanno dato un valido aiuto in questo lavoro e fornito un'importante bibliografia, alla prof. Maria Assunta Ferretti che ci ha messo a disposizione un piccolo, ma interessante lavoro "Sulle tracce del canale di Secchia" agli studiosi, infine, le cui opere citiamo nella bibliografia.

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