Matilde di Canossa e il suo tempo
La figura di Matilde di Canossa sinserisce a pieno titolo nella guerra nota come "lotta delle investiture", così detta perché uno dei problemi più gravi era il controllo dellelezione (investitura) dei vescovi. Essa ha avuto nel Reggiano il suo epicentro, poiché Matilde di Canossa ha assunto su di sé il peso politico e militare della Riforma combattendo a lungo vigorosamente contro Enrico IV. La Riforma, maturata nei grandi monasteri francesi, in particolare Cluny, era diventata unesigenza della cristianità nei confronti di una situazione in cui la scelta del vescovo, pilotata dal sovrano per convenienza politica, aveva creato situazioni che si attenevano poco o nulla allo spirito evangelico. Matilde in quella guerra rappresentava sé stessa, grande dignitaria dellimpero (era "Marchesa" di Toscana, cioè la più alta autorità in Italia dopo il sovrano) e contessa dei comitati di Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Verona. Non rappresentava le città, dove i vescovi avevano poteri di governo, ricevuti dallimperatore. E fra le città che costituivano i più forti alleati de Enrico IV cera anche Reggio. Infatti per tutto il sec. XI i vescovi reggiani furono per lo più di origine tedesca, creature dellimperatore e fortemente impegnati a sostenerlo.
La potenza canossana. Nel momento in cui Matilde scese in campo, il suo dominio (e sarà lungo, dal 1074 al 1115) si estendeva su una larga parte dellItalia centro-settentrionale. Gli uffici imperiali che la Gran Contessa esercitava, le provenivano dai suoi avi. Atto-Adalberto era venuto in possesso delle tre contee di Reggio (nel cui territorio si trovava la sede originaria della stirpe), Modena e Mantova; Tebaldo, figlio di Atto, aveva acquisito le contee di Brescia (con Cremona) e di Ferrara; Bonifacio aveva avuto in feudo dallimperatore il marchesato di Toscana. Beni allodiali si trovavano in quasi tutti i territori sopradescritti, oltre che nelle contee di Verona e di Parma, in Romagna e addirittura in Lorena, in quanto la madre era originaria di quel paese. Dalla cartina qui riportata si può notare lestensione feudale del territorio con tutto il sistema di castelli organicamente distribuiti, in parte già prima di Matilde.Nonostante la politica degli avi a sostegno dellimpero, Matilde si schierò a paladina della Chiesa in un periodo importante che vide contrapposte due personalità di grande rilievo: Gregorio VII e il giovane imperatore Enrico IV. Nellambito di questo titanico contrasto, lazione della Contessa si poneva come fattore politico di rilevante importanza. Rimandando al Contesto storico, tralasciamo gli avvenimenti che portarono Enrico IV a Canossa. Certamente lintervento della Canossana fu determinante per linfluenza che ella esercitava presso il papa che sosteneva e che in quel momento ospitava. Sappiamo poi che il perdono non piacque a Enrico IV che riprese successivamente la lotta contro Gregorio VII e la ribelle Matilde "rea di lesa maestà imperiale". Fra i vari scontri, si può ricordare quello che avvenne nel 1092 fra Bianello e la rocca canusina e che si concluse con la completa disfatta dei soldati imperiali.

Politica e organizzazione culturale di Matilde. Il problema della Gran Contessa che dominava un insieme di territori che stavano a cavallo dellAppennino, si estendevano a tutta la Toscana e giungevano a toccare la Lombardia, era quello di reggere questi stati che rappresentavano il filtro, per tutto lOccidente, del viaggio a Roma. Di fronte allimpero, alle terre di Francia, gli stati matildici erano il luogo del passaggio lungo la strada di Monte Bardone, la Romea. Bisogna aggiungere che quello era anche un periodo di grandi rivolgimenti: di fronte alla nascente borghesia la feudalità era in crisi. I domini di Matilde erano domini di terra e la Gran Contessa fondava la propria forza sulla campagna, sui feudatari; alla borghesia che pretendeva, diede concessioni, liberalità, ma molte furono anche le imposizioni che le città dovettero subire, da Parma a Ferrara, da Modena alle città della Toscana, sempre pronte ad approfittare delle debolezze della marchesa quando limperatore si affacciava oltre lAppennino.
Quale poteva essere la politica culturale di Matilde? Se analizziamo il sistema delle strutture architettate nel periodo, troviamo che la densità delle ricostruzioni o edificazioni nuove nel periodo è altissima; la cerchia delle fortificazioni nel nostro Appennino appare di grande peso (ricordiamo che Matilde, anche se non direttamente, presidiava la Romea specie a partire dal 1106 quando prese Parma e quindi lintero sistema del territorio dipendente), ma numerose sono le pievi nel territorio rurale che le appartengono nonché le cattedrali alla cui ideazione ha contribuito. Un dominio di terra si doveva fondare su una viabilità in direzione nord-sud, attraverso lAppennino e la riforma delle architetture portava con sé, oltre al rafforzamento della difesa militare, una riorganizzazione del sistema come nuova interpretazione del mondo a livello religioso.
Matilde fu una grande costruttrice perché fu una grande riformatrice: con la morte di Bonifacio (1052), la vedova Beatrice e più tardi la figlia Matilde, iniziarono a modificare la situazione della chiesa locale allontanando il clero indegno e sostituendolo con monaci dalla condotta irreprensi-
bile; il modello che avevano presente era quello della chiesa monastica, particolarmente quella dei Benedettini cluniacensi, lordine da cui provenivano i principali sostenitori della riforma. Nel territorio reggiano lazione riformatrice si è svolta fin dal momento in cui Beatrice e Matilde hanno insediato monaci a Canossa e fondato i monasteri di Frassinoro nel Modenese e di Marola nel Reggiano, oppure hanno potenziato San Benedetto al Polirone, tenendoli ben separati dallautorità vescovile, ostile alla riforma e legata al partito imperiale. Una dopo laltra le chiese della diocesi si sono rimodellate in nuove forme, suddividendo lo spazio interno in due parti ben distinte, con le navate riservate ai fedeli separate, mediante una recinzione, dallarea presbiteriale destinata al clero, per evitare ogni fonte di contatto con i laici. Sono diverse le modifiche apportate dalla Contessa alla struttura delle chiese plebane o delle piccole abbazie e tutte pensate allinterno di un suo concetto di Riforma.
Le scuole delle cattedrali poi che hanno una non trascurabile importanza nel sistema degli stati della marhesa- non hanno soppiantato quelle monastiche, come ad esempio mostra la tradizione di Nonantola, ma l hanno integrata. Matilde ha inteso organizzare le cattedrali (vedi a Modena, a Mantova, a Bologna, a Ferrara),come sistema di persuasione alla dottrina della Chiesa di Roma.. Prendiamo per es. la Cattedrale di Modena che ha il gruppo di sculture più narrativamente articolato dellintero settentrione. Matilde ha ripensato lintero programma delle immagini delle cattedrali come sistema funzionale anche contro i movimenti ereticali del periodo: le eresie patare avevano allora dimensione europea. Il tempo di Matilde era anche il tempo della prima crociata, e a Modena e a Parma abbiamo i capitelli con i cavalieri che alludono al viaggio in difesa del Santo Sepolcro. È un tema ritornante nel sistema delle sculture. Per concludere negli stati matildici vediamo ancora oggi le immagini della Riforma, perché Matilde vive unesistenza legata ai precetti della chiesa, i suoi armati difendono il papa e la sua dottrina: libera consacrazione dei vescovi di fronte allimpero, sostegno delle crociate, ritorno alle origini paleocristiane.
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