L’ambiente e l’uomo nella bassa pianura reggiana

Il territorio padano alto-medioevale si configurava come spazio insieme forestale ed agrario, dominato dal grande fiume e tutt’intorno da zone paludose, vivaio di pesci e rane.

I corsi d’acqua e le foreste ricoprivano tutto il territorio e località come Guastalla, Luzzara, Suzzara erano vere isole all’interno del corso del Po. A partire dal secolo IX, quando la piana del Po era tutta segnata di foreste, ha inizio la colonizzazione agricola. La fertilità e l’estensione delle terre richiamarono molti coloni, nonostante il pericolo di piene dei fiumi e di alluvioni. Il disboscamento e le bonifiche possono risalire ai secoli IX e X, come dimostrano i primi documenti pervenuti, fra cui il testamento della regina Cunegonda dell’ ottocentotrentacinque e la donazione di Ludovico II alla moglie Angilberga (864) delle corti di Guastalla con servi, ancelle, campi, vigne, pascoli, selve, paludi, mulini e corsi d’acqua. Resta fondamentale il secolo X quando la vita rinasceva insieme all’agricoltura e all’attività rurale, quando andavano aumentando e mutando le forme di affitto dei fondi e l’affittuario doveva disboscare, prosciugare e dissodare preparando la coltivazione. Si giunse così alla mezzadria, come gli Statuti del 1311 dimostrano a proposito dei doveri del mezzadro.

La gente viveva con poco, con quel poco che aveva nel proprio orto o nel proprio territorio dato dal feudatario o dal clero perché producesse. Sempre più estesi diventavano gli appezzamenti lavorati ad ortaggi, a frumento ed a foraggio. Non mancava neanche il bestiame che veniva o cacciato o allevato a seconda della tipologia. Le campagne reggiane erano ricche di selvaggina e l’attività venatoria era una tradizione di tutte le zone sia padane sia collinari.

Non va trascurata, poi, la pesca che era caratterizzata dalla presenza di crostacei, di rane, di anguille, di carpe, di tinche.

Largo era l’uso della farina, della carne e della verdura; temperato quello del vino; raro quello dei liquori.

A proposito di alimentazione ci piace ricordare un famoso dolce tipico, cioè la Spongata, che già nel Medioevo nel convento delle Benedettine, a Brescello, la Badessa Serafina Bonino preparava con un’antica ricetta che qui riportiamo.

Si deve ottenere un ripieno con 1kg di miele; 250 gr. di gherigli di noci nostrane; 200 gr. di pane grattugiato; 100 gr. di mandorle a listelle; 80 gr. di pinoli; 100 gr. di uvetta; 70 gr. di cedro candito tagliato a pezzettini ; 4 gr. di cannella ; 4 gr. di garofanini ; ¼ di noce moscata ; un pizzico di zenzero e 1 di macis ; 4 gr. di anice stellato ; zucchero a velo per decorare.

Per la pasta occorrono : 400 gr. di farina 00 ; 180 gr. di burro ; 200gr. di zucchero ; un tuorlo ; vino bianco q.b. per impastare.

Amalgamare tutti gli ingredienti del ripieno nel miele sciolto a bagnomaria e lasciare riposare per 15 giorni. Il giorno fissato per il dolce preparare la pasta unendo tutti gli ingredienti, poi dividerla in due parti, foderare con una di queste una tortiera bassa, versare il ripieno e coprire con l’altro disco di pasta. Chiudere bene i bordi, punzecchiare la superficie con la forchetta e far cuocere in bianco (cioè coprendo con carta stagnola). A fine cottura spolverare con zucchero a velo.

indietro

presentazione