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Museo Astronomico e Copernicano

Il museo Astronomico e Copernicano dell’Osservatorio di Monte Mario ebbe origine per opera dello studioso polacco A. Wolynsky, il quale tra il 1873 e 1877 raccolse nei locali della specola del Collegio Romano vari cimeli illustranti la vita e l’opera di Nicola Copernico. Sotto la direzione di Angelo Secchi e, successivamente, di Pietro Tacchini, la raccolta fu integrata con altri antichi strumenti e documenti in modo da costruire un museo che non fosse solo copernicano ma anche astronomico.

  Con la chiusura del Collegio Romano il museo fu annesso all’Osservatorio di Monte Mario e ufficialmente aperto al pubblico nel 1973, in occasione del V centenario della nascita di Copernico. Nel 1984 il museo subì un grave furto e dovette restare chiuso per oltre un anno. Per fortuna gran parte dei cimeli astronomici sottratti sono stati successivamente recuperati e il museo é stato riaperto al pubblico. Gli oggetti del museo Astronomico e Copernicano che rappresentano in maniera più evidente l’evoluzione delle concezioni cosmologiche, sono le sfere armillari (dal latino armilla, cerchio ).

Una sfera armillare è formata da una serie di cerchi graduati concentrici, in legno o in ottone, e rappresentano i circoli immaginari usati dagli astronomi per determinare le coordinate Wxdegli astri: l’equatore, i circoli polari, i meridiani e l’eclittica con i dodici segni dello zodiaco. Al centro c’è una sferetta di 1 cm di diametro che rappresenta la Terra :attorno ad essa due cerchi concentrici simboleggiano, rispettivamente, l’orbita della luna e quella del sole.

  L’assimilazione delle idee copernicane e il conseguente affermarsi del sistema eliocentrico (col sole al centro) é registrata invece nelle sfere armillari di più recente costruzione (XVIII e XIX secolo), dove la terra é spodestata dal Sole e ridotta al rango di pianeta. Un altro antico strumento che si può ammirare al Museo di Monte Mario é l’astrolabio (dal greco astrolabos, prendere le stelle), formato essenzialmente da un piatto circolare graduato con sovrapposti e imperniati su di esso altri cerchi graduati e un traguardo. Anche questo strumento, secondo alcuni inventato da Ipparco, serviva per la determinazione delle coordinate delle stelle. Fra i pezzi della collezione, una serie di astrolabi arabi del XII e XIII secolo. Nelle sale del museo Astronomico e Copernicano ci si può rendere conto anche dell’evoluzione degli strumenti ottici.

Vi si trovano, infatti, dai primi cannocchiali con i tubi di cartone costruiti dai discepoli di Galilei, ai più moderni rifrattori in uso nel secolo scorso nelle specole del centro storico di Roma.


Un’analisi attenta meritano gli strumenti usati dagli astronomi romani dell’Ottocento: il quadrante murale che Feliciano Scarpellini, fondatore della specola del Campidoglio, aveva fatto montare sulla Torre di Nicolò V; il prisma obiettivo e gli spettroscopi che padre Secchi utilizzava per analizzare la luce delle stelle e del Sole. Questi strumenti più moderni stanno alla base di quella che si può definire la seconda rivoluzione astronomica e cosmologica, dopo quella copernicana e galileiana. Quando l’uomo ha spinto il suo sguardo nel cielo, con l’aiuto di telescopi sempre più potenti, si è reso conto che esiste una maestosa gerarchia fra i corpi celesti. Il nostro Sole è al centro di un sistema planetario formato da nove pianeti, ma la sua posizione non è affatto privilegiata, infatti la stella Sole non è altro che una delle altre cento miliardi di stelle riunite assieme da un grande sistema a forma di disco chiamata “Galassia”.  
 
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